Conosci te stesso: il movimento della consapevolezza

drops of spring
La consapevolezza ci permette di discriminare e di prendere le giusta distanza dalle cose, una distanza che non è distacco mentale, non è controllo, né separazione, ma ci fa sentire in contatto con noi stessi e con ciò che abbiamo osservato e sperimentato.

Tale distanza, che è allo stesso tempo partecipazione e unione, va di pari passo con la comprensione. Che cos’è la comprensione? Comprendere vuol dire “prendere con sé”, ossia includere un fenomeno in noi stessi.

In quello spazio, non saremo più dipendenti da qualcosa a cui ci attacchiamo o da cui siamo in fuga, ma facciamo esperienza del movimento della vita, con amore.

La consapevolezza ci consente di accogliere, accettare spontaneamente e senza conflitto ciò che il momento presente ci porta, e di lasciarlo andare, per poi tornare a noi stessi arricchiti da una più profonda comprensione.

 

Il movimento della consapevolezza è dunque un movimento di inclusione,   niente viene escluso per reazione. Tutto trova il suo posto nella consapevolezza, e ciò ci rende liberi di scegliere ciò che è meglio per noi, non a scapito di qualcos’altro o di qualcun altro, ma perché di per sé è buono, ed è la nostra strada in quel momento.

Possiamo così integrare le esperienze, in modo da sentire che le abbiamo vissute veramente, che gli attimi non sono passati invano, ma che ne abbiamo tratto qualcosa: sicuramente, insegnamenti che ci rendono più saggi, ma c’è anche qualcos’altro. Qualcosa, o qualcuno, che ha reso possibile tutto ciò. Qualcosa o qualcuno che sta prima e dopo ogni cosa, ogni esperienza. Che ha vissuto, ha compreso, e ha lasciato andare, con amore. L’essere testimoni di tale movimento, ci fa accorgere in modi sempre nuovi che siamo questa consapevolezza.

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Renata & Asimo
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Asimo e Renata condividono la stessa passione e lo stesso interesse nel creare e condividere percorsi di crescita personale, che sono la sintesi e l'evoluzione del lavoro individuale svolto su se s...

Conosci te stesso: quale identità?

Le marchand de masques 02, masque de Victor Hugo

Abbiamo appreso e sperimentato finalmente come è fatto un essere umano dal punto di vista spirituale, abbiamo preso consapevolezza di come siamo fatti: c’è un corpo fisico che sente, c’è una mente che pensa, c’è un’energia di cui sentiamo i movimenti attraverso le emozioni, e ci sono strumenti attraverso i quali prendere consapevolezza del processo di vita nel quale ci troviamo: l’attenzione, l’osservazione, l’intenzione.

In ogni istante in ognuno di noi c’è il potenziale per un avanzamento: l’esistenza ci offre l’opportunità per espandere ed elevare la nostra visuale delle cose, per comprendere più profondamente il grande mistero della vita, per imparare delle lezioni su chi siamo e dove siamo diretti. Ogni momento è disponibile per noi, sotto i nostri occhi, qualcosa di nuovo, un messaggio speciale diretto solo a noi. Che cosa ci permette di coglierlo? La nostra consapevolezza. Grazie ad essa, ci siamo. L’esistenza ci chiama e noi rispondiamo “presente!”.

La consapevolezza ci permette di testimoniare il processo evolutivo in cui siamo immersi. Senza la consapevolezza, gran parte di tale processo ci sfugge e noi “perdiamo il treno”.

Dove siamo quando non siamo presenti? Dove va la nostra attenzione quando, almeno apparentemente, manca all’appello la consapevolezza?

Se osserviamo, scopriamo che siamo la maggior parte del tempo identificati con la mente: nella nostra testa ci sono dei pensieri, e non ci rendiamo conto che non siamo noi a pensarli, ma bensì li facciamo nostri, perdendo così di vista che in quel momento stiamo esistendo a livelli più profondi, livelli che includono una vita più essenziale ed appagante.

Di chi sono i pensieri allora, e da dove vengono? Maestri spirituali ci hanno parlato di una pensosfera, una sorta di contenitore di tutte le forme-pensiero prodotte dall’umanità nella sua storia. La mente appartiene al passato. Con la nostra presenza siamo in grado di rinnovarla, di farla evolvere, se prendiamo consapevolezza dei pensieri che ci attraversano, anziché lasciarci prendere da essi passivamente.

Che cos’è l’identificazione? E’ quel fenomeno per cui momentaneamente qualcosa o qualcuno che non sono io, diventa me, ossia prende il mio posto, la mia energia è coinvolta in quello.

Prendere consapevolezza di tale identificazione, è il primo passo per spezzarla, per rilassarci in uno spazio più ampio e vedere come il semplice fatto di accorgercene, ci restituisce la calma e il benessere che consegue all’esserci ripresi attenzione ed energia.

Ci renderemo conto allora che l’identificazione è un fenomeno che accade e che non dobbiamo combattere o rifiutare, ma semplicemente riconoscere. E’ proprio la nostra consapevolezza che rende possibile questo riconoscimento, e che ci permette di andare oltre ciò che pensiamo di essere.

Altrettanto succede con le emozioni e le sensazioni: identificarsi significa prediligere quelle piacevoli e rifuggire quelle spiacevoli. Quando siamo in preda a emozioni, siano esse gradevoli o sgradevoli, siamo ancora nell’ambito limitato della mente di superficie, che ci spinge a ricercare un appagamento temporaneo, illudendoci che la felicità stia in quello. Ma poi, passato l’attimo, ci rendiamo conto che non è così.

Anche le idee su noi stessi, su chi crediamo di essere, sono identificazioni: essere troppo convinti dei ruoli che rivestiamo, delle caratteristiche che pensiamo di avere come individui, non solo restringe la nostra area di osservazione, impedendoci di scoprire cose nuove di noi stessi, ma chiude anche la possibilità di andare più in profondità a cogliere cosa c’è, o CHI c’è, se c’è qualcuno, oltre tali identità o maschere.

 

Ma allora, chi siamo noi?

Qual’è la nostra vera identità di esseri umani, se essa non risiede nei pensieri, nelle emozioni, nelle sensazioni?

Più alleniamo la nostra consapevolezza, più ci liberiamo dalle false identità, e più ci rendiamo conto di cosa non siamo, di chi non siamo: ciò ci fa procedere nella giusta direzione, verso il nostro vero SE’.
Immagine: Le marchand de masques 02, masque de Victor Hugo di Clio20, su Flickr

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Conosci te stesso: dov’è il vero problema?

Meditation under the Angel Oak
La felicità può esser definita quella condizione in cui ho soddisfatto tutti i miei bisogni, dal più basilare al più spirituale.

Quando ci muoviamo al livello di superficie, della mente condizionata, e siamo ancora lontani dall’ascoltare noi stessi e prender consapevolezza dei nostri bisogni, non siamo felici. Siamo lontani dal sapere come conquistare la felicità, perchè incappiamo comunemente in due errori.

Il primo è eludere i problemi che abbiamo: è l’atteggiamento dello struzzo, che caccia la testa sotto la sabbia per non vedere. Facciamo finta di non avere un problema, seguendo la mente che è molto abile nell’indurci in tutt’una serie di strategie e ragionamenti per non farci affrontare la realtà, per evitare che prendiamo consapevolezza.

Si può sapere se si è in questo errore rispondendo a queste due domande: “Ho problemi?” “Sono felice?”: non è possibile non essere felice e non aver problemi. Sarà utile allora impegnarci nella “caccia al problema”: il problema è la spia di un bisogno non appagato, individuare il problema ci mette sulla traccia del bisogno che non avevamo ascoltato, e ci consente di vederlo, averne consapevolezza e muoverci nella direzione di soddisfarlo.

Il secondo errore è ostinarci nel cercare di risolvere i problemi che abbiamo, affrontandoli con la mente condizionata, anziché con la consapevolezza: ci arrovelliamo nel dibattito interiore, senza venirne a capo, perchè “un problema non può essere risolto con lo stesso tipo di mente che lo ha generato” (A. Einstein). Enfatizzando il problema, sforzandoci, girandolo e rigirandolo nella mente, rimaniamo bloccati e, di fatto, ci chiudiamo alla vera soluzione del problema. Come se fossimo un criceto sulla ruota.

Perché? La mente condizionata ci fa vedere la realtà in modo distorto, come se indossassimo un paio di occhiali con lenti deformanti: a causa di forme-pensiero che non sono nostre, e con cui però siamo identificati, la mente non è in grado di mostrarci la vera natura del problema, ossia la radice, ma ci tiene bloccati al problema considerato nella sua separatezza da tutto il resto, non facendoci cogliere il contesto più ampio in cui il problema si inscrive. L’andamento della mente di superficie è procedere per segmenti, isolare i fenomeni: se ciò ha una sua utilità nel mondo materiale, nella realtà esteriore -per esempio, nel fare i conti quando siamo al supermercato-, non ci è di aiuto nella realtà interiore, e i problemi umani, esistenziali, che hanno a che fare con la nostra felicità, sono problemi interiori, anche se talvolta li confondiamo con problemi esteriori.

Come fare dunque ad affrontare i problemi personali? Se la mente condizionata non è determinante nel risolverli, cosa può venirci in aiuto?

Occorre attingere a una facoltà esterna alla mente, che ci metta nella condizione di osservare la mente, perchè il problema è proprio la mente stessa. Questa facoltà che include la mente è la consapevolezza. Non a caso, si dice comunemente: “venirne fuori” o “saltarcene fuori”. La radice di ogni problema è la nostra identificazione con la mente, il nostro bloccarci alla mente, e non essere in grado di andare oltre.

Occorre che prendiamo consapevolezza del problema. Ciò significa staccarsi dall’ostinazione mentale e prendere spazio per noi stessi. E’ fare un passo indietro, all’interno di noi, e da quello spazio poter osservare il problema dall’esterno, vederlo per quello che è, con uno sguardo ricettivo: ora possiamo includerlo, abbracciarlo con la consapevolezza. Esso ci appare nella sua portata effettiva, impariamo così a non sminuirlo né enfatizzarlo, e a considerarlo nel contesto più generale di tutta la nostra vita. Cogliamo allora i collegamenti, non ci appare più come un problema, ma come un bisogno che attende di essere soddisfatto.

La meditazione e gli esercizi di consapevolezza, in cui si è guidati a entrare nell’osservatore interiore, ci aiutano a contattare questo spazio, a sostare in esso, a fidarci che lì troviamo il sostegno di cui abbiamo bisogno, la risposta giusta.

La consapevolezza ci mostra costantemente che siamo noi ad avere in mano le chiavi per risolvere i problemi, e che ciò è uno dei modi che l’Universo ha scelto per farci evolvere e viaggiare verso la nostra felicità.

La soluzione non deve più esser cercata, ma si manifesta allorché ci riconnettiamo alla consapevolezza, a noi stessi: siamo noi la soluzione.
Immagine: Meditation under the Angel Oak di alisonleighlilly, su Flickr

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Conosci te stesso: datti tutta l’attenzione che hai sempre voluto!

Rapt Attention
Dopo aver deliberato che vogliamo il meglio per noi stessi, e che pertanto ci mettiamo al centro della nostra vita, incominciamo a occuparci di noi stessi, non più di ciò che gli altri ci condizionano a volere. Si tratta di un passaggio obbligato verso la conoscenza di noi stessi, verso il ritrovare noi stessi, la nostra consapevolezza.

La nostra attenzione, prima di intraprendere il percorso spirituale, è sparsa qua e là: quando siamo soliti muoverci a livello di superficie, a livello della mente condizionata, anche l’attenzione è condizionata da modelli socialmente diffusi, che abbiamo fatto nostri, non avendo consapevolezza di noi stessi. Non siamo padroni della nostra attenzione, ma lasciamo che essa sia attratta da fenomeni che nella maggioranza dei casi riguardano il mondo esteriore: le persone intorno a noi rivestono una certa importanza, in quanto siamo abituati a dare loro attenzione, e a cercare che loro ne diano a noi. Si è soliti dire “ha catturato la mia attenzione”: tale modo di dire tradisce una mancanza di consapevolezza.

Quando mettiamo deliberatamente noi stessi al centro della nostra vita, lasciando andare ciò che scopriamo non avere senso per noi, automaticamente ne consegue che diamo sempre meno attenzione agli altri: la nostra attenzione sta più con noi, ci diamo attenzione per scoprire cosa fa per noi, siamo più raccolti in noi stessi, nella nostra consapevolezza. Continue reading “Conosci te stesso: datti tutta l’attenzione che hai sempre voluto!” »

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Conosci te stesso: le tue percezioni

Strawberry #2 (reworked)
Più continuiamo a dirigere l’attenzione verso noi stessi, più acquisiamo consapevolezza di quanti fenomeni accadono in noi. Qualora siamo attratti dal livello superficiale, siamo spettatori della moltitudine di pensieri che vanno e vengono.

Spingendoci più in profondità, notiamo che il corpo ci fornisce ogni istante sensazioni, percepite attraverso i cinque sensi.

La nostra attenzione può cogliere un fenomeno alla volta, pertanto è un costante stimolo ad essere pazienti se vogliamo conoscere noi stessi e accrescere la nostra consapevolezza. Con la meditazione, diventiamo sempre più sensibili e ricettivi, ossia in grado di ricevere una maggior quantità di input.

Da dove vengono le sensazioni? Scientificamente, sappiamo che gli organi sensoriali recepiscono gli stimoli dal mondo esterno e li trasmettono al sistema nervoso. E’ così che sentiamo, per esempio, l’acqua calda, il gusto salato, o un suono squillante……

Ma allora, qual è lo scopo, se ce n’è uno, di tale sentire? Che collegamento ha con noi stessi, con la nostra consapevolezza? Dove vanno a finire le esperienze sensoriali, una volta concluse?

Il sistema nervoso ha un’enorme capacità sia di ricevere dati, sia di elaborarli, sia di immagazzinarli: è il nostro bio-computer. Quando arriva un input, viene ricevuto e decodificato in base alla memoria che c’è in noi: sappiamo che stiamo gustando qualcosa di salato, perché in noi c’è la memoria del salato.

Ciò ha la funzione di farci apprendere: le nostre esperienze, elaborate all’interno di noi, formano una memoria, un punto di riferimento per esperienze successive e successive elaborazioni. Tutto ciò fa parte della crescita, dell’evoluzione della consapevolezza, sia in termini personali che collettivi.

Il discorso si complica però nel momento in cui la memoria fa da filtro, si sovrappone nel presente alle nostre sensazioni, distorcendole e impedendoci di fare esperienza della realtà così com’è. Ciò è causa di disconnessione in noi, crea un’illusione di separazione fra noi e le cose, allorchè manca la consapevolezza.

Per esempio, se ho gustato da piccolo una certa pietanza, mentre c’era un litigio in famiglia, la mia memoria ha immagazzinato questo collegamento, e forse sarò impedito nel gustare, da adulto, quella pietanza così com’è: il mio sistema in automatico mi farà scollegare dal corpo mentre la mangio, oppure mi fornirà una sensazione incompleta o distorta. E’ un meccanismo di difesa.

 

Come possiamo allora fidarci del corpo, delle sensazioni, se ciò che percepiamo non sempre è aderente al vero?

Non abbiamo altra strada che quella di diventare consapevoli.

La memoria è solo una banca-dati, ha la funzione di preservare le conoscenze frutto delle nostre esperienze.

Mentre la consapevolezza ci consente di renderci conto nel presente di che esperienza stiamo facendo: se siamo attenti, possiamo notare se siamo collegati al corpo mentre mangiamo quella pietanza, se vediamo che siamo catturati dai pensieri, possiamo accorgercene e tornare presenti alle sensazioni. In tal modo, facciamo un’opera di continua pulizia della memoria, nella quale tutto può, in ogni momento, essere riscritto, grazie alla nostra consapevolezza. Essa sola può distinguere fra ciò che è reale e ciò che è illusorio, restituendoci il senso di unità tra noi e le cose, tra noi e noi stessi.

Vivere ancorati al presente, al corpo, alle sensazioni, ci consente di decondizionare la mente dal passato, di aprirci a percezioni nuove, che saranno in tal modo sempre più aderenti all’esperienza del momento, e sempre meno influenzate dai filtri della memoria. Un aggiornamento consapevole della nostra banca-dati ci restituisce la libertà di vivere i successivi momenti per quelli che sono, e di cominciare a percepire la realtà così com’è. Ciò accade quando siamo pienamente connessi alla consapevolezza.

Allora, le sensazioni provenienti dai cinque sensi trovano la via per unificarsi in un solo senso interiore, che infatti viene definito nel linguaggio comune “sesto senso”: esso va oltre la semplice somma dei cinque sensi esterni, ed è in grado di avvertire fenomeni più sottili. E’ la percezione, il sentire dell’anima, della nostra consapevolezza.
Immagine: Strawberry #2 (reworked) di .craig, su Flickr

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Conosci te stesso: la tua energia

Jeff Rowley Big Wave Surfer Barrel Jaws Peahi by Xvolution Media
Quando siamo stressati, scontenti e niente ci va bene, o quando scivoliamo nell’apatia e perdiamo il filo con noi stessi, e ci trasciniamo con la sensazione che non stiamo vivendo appieno, siamo soliti dire che abbiamo poca energia, che siamo “giù di energia”. Magari cerchiamo, attraverso tecniche energetiche, un “tonico” per l’anima, e ci rivolgiamo al facilitatore olistico in questi termini “ecco, dammi un po’ di energia”…. abbiamo consapevolezza che l’energia è un ingrediente essenziale della nostra vita e del nostra percorso.

 

Ma dov’è e che cos’è quest’energia?

Finchè vaghiamo qua e là a cercarla fuori di noi stessi, sia pure in contesti spirituali o olistici, siamo prigionieri dell’illusione che l’energia sia qualcosa che possiamo ottenere e che possa passare dal mondo esterno verso di noi, che ce ne sentiamo privi o scarsi. Questo è solo parzialmente vero. Un operatore olistico di nostra fiducia potrà solo stimolarci, attraverso opportuni interventi, a recuperare una risorsa che è già dentro di noi, solo ne abbiamo perduto la connessione. Grazie all’aiuto di un esperto, possiamo essere facilitati a accedere a tale risorsa più velocemente, ad acquisirne consapevolezza, e una volta acquisiti gli strumenti più idonei e tracciato il percorso, ci dovrebbe risultare poi più semplice procedere da soli, in modo da aiutare noi stessi in modo autonomo.

Tale dovrebbe essere la finalità di ogni percorso olistico: non renderci dipendenti da un periodico “rifornimento di energia”, ma fornirci tutto l’occorrente per imparare a reggerci sulle nostre gambe e farcela da soli. Diversamente, la qualità della nostra vita non avrà un miglioramento significativo, dato che, cessato l’effetto-rifornimento, ci ritroveremo più stanchi e demotivati di prima, qualora non si abbia consapevolezza di come mantenerci pieni d’energia, e come accrescerla.

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Conosci te stesso: la consapevolezza

Roaring River
Che cosa significa “essere consapevoli?” C’è una differenza tra essere a conoscenza di qualcosa, sapere qualcosa, e averne consapevolezza? L’invito “Conosci te stesso” che tipo di conoscenza intende? Che cos’è la consapevolezza?

 

Nel linguaggio comune spesso utilizziamo termini quali consapevolezza, conoscenza, coscienza, come sinonimi, a causa dell’identificazione con la mente condizionata, e la scarsa dimestichezza con le realtà interiori. Nell’era che si sta concludendo, la razza umana ha portato lo sviluppo della mente razionale a tal punto, da renderla facoltà sovrana di ogni aspetto del vivere. Ma qui ci stiamo muovendo verso il riconnetterci a qualcosa di più profondo ed essenziale, di più autentico e appagante, qualcosa che sappiamo che può aprirci nuove opportunità di sviluppo del nostro potenziale. E per procedere nella direzione che ci siamo prefissi, è necessario cominciare a operare delle distinzioni. Una di queste è discernere tra mente e consapevolezza.

 

Osservando noi stessi con l’aiuto della meditazione, che come abbiamo visto ci permette di essere più attenti e vigili, scopriremo di esistere a più livelli.

Un livello più superficiale riguarda i pensieri che vanno e vengono, e si muovono nella dualità: riguardano il passato o il futuro, oppure si alternano sotto forma di dialogo, come se all’interno di noi ci fossero più persone, e in effetti si tratta di personalità, veri e propri personaggi che continuamente dicono la loro, come ci trovassimo in un bar o alla piazza del mercato.

Qui esistiamo a livello della mente condizionata, talvolta giudichiamo superficiali le persone che si muovono prevalentemente su questo livello, ma la sfida maggiore consiste nell’accorgerci di quando noi stessi ci identifichiamo con questo chiacchiericcio, fermandoci lì e impedendoci così di spingerci più in profondità in noi stessi, dove dimora la consapevolezza.

 

L’osservazione ancora una volta ci viene in aiuto, poiché ancorandomi al corpo e alle sensazioni, mi accorgo che quando do credito al livello superficiale, produco tensioni, vado in stress, e non sono contento di me. Osservare tutto ciò, crea in me uno stacco: non sono più fuso con la mente chiacchierona, non prendo più per buono tutto ciò che mi propina, ma sto a guardare come fosse un film, sono uno spettatore e non più un attore del film.

Questo atto, automaticamente mi porta al livello di esistenza più profondo: il livello della consapevolezza. Guardare la mente condizionata con tutti i suoi scenari, senza coinvolgermi, senza né comprare i suoi prodotti, né cercare di scacciarli o modificarli, mi consente di aprire la porta che conduce a me stesso, e entrare nel mio spazio interiore: non sono più trascinato a destra e a manca dai pensieri e dalle personalità, ma riesco a stare fermo, a sostare in questo spazio, dove improvvisamente mi trovo a mio agio finalmente! E’ lo spazio della consapevolezza.

Da questo spazio possono scaturire comprensioni che certamente si esplicano in noi utilizzando anche i linguaggi che conosciamo: parole, suoni, sapori…., veicolano allora un nuovo tipo di conoscenza, hanno una qualità nuova, fresca, viva: ci stiamo dissetando alla sorgente del nostro essere, dove ogni cosa viene purificata e riconosciuta parte di qualcosa di più ampio e universale, che vibra in noi costantemente, non cessa mai di esistere, ed è la fonte della nostra felicità e della nostra crescita: la consapevolezza.

Non si tratta dunque di scacciare la mente come fosse una nemica: la avvertiamo tale quando non riusciamo a osservarla, ma ce ne facciamo coinvolgere, arrestandoci al livello più superficiale, e allora erroneamente pretendiamo di lenire il nostro disagio combattendola, ma ciò ci blocca ancor più. Avanti di quel passo, ci allontaniamo dalla consapevolezza anziché avvicinarci.

L’osservazione, invece, è lo strumento giusto per ristabilire l’equilibrio, aprire un varco, condurci dentro di noi, rilassarci e diventare ricettivi ad accogliere quel qualcosa di nuovo che solo lo stare nel momento presente può darci. Tale processo rafforza la nostra consapevolezza, che può allora esser definita non tanto una facoltà o funzione -come accade per la mente- ma uno spazio di presenza all’interno di noi stessi.
Immagine:Roaring River di quinet, su Flickr

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Conosci te stesso: come ascoltarsi

elephant ears.
Come affinare la capacità di sentire, e di decifrare, di comprendere ciò che si sente? Come acquisire dimestichezza col linguaggio del corpo? Come acquisire più consapevolezza? Come stare in ascolto dei cinque sensi, evitando di sovrapporvi interpretazioni della mente?

Cominciamo con lo sviluppo dell’osservazione. Abbiamo messo noi stessi al centro della nostra attenzione! Molto bene…..l’energia segue l’attenzione. Dando attenzione a me stesso, non a ciò che penso, ma a ciò che sento, gradualmente rieduco tutto il mio sistema percettivo-sensoriale, e apro la strada a liberare la mia sensibilità autentica. Via via, acquisto maggior consapevolezza.

Stando attento a ciò che sento nel corpo, mi educo a stare con quello che c’è, ossia a cogliere ciò che accade in me nel momento presente.

Una tale pratica richiede disciplina, specialmente all’inizio, in quanto siamo abituati -non dimentichiamolo- a seguire la mente, la quale è programmata per portarci via dal presente, a farci pensare al passato o al futuro, a distrarci da ciò che conta: conoscere se stessi.

La mente condizionata non ci aiuta ad avere più consapevolezza.

Che cosa ci può aiutare a stare più col corpo che con la mente? La meditazione è un “sistema di ancoraggio” della consapevolezza efficacissimo. Vi sono tante tecniche di meditazione, che non sono altro che metodi per far sì che la meditazione accada. Lo scopriamo praticandoli, ciò ci fa entrare nel vivo dell’esperienza dell’ascolto, e ci fa procedere nella “caccia al tesoro” verso noi stessi.

La meditazione è qualcosa che non può essere spiegato: è un’esperienza di ascolto di sé, di connessione con se stessi, di volta in volta diversa, e la si capisce quando la si vive con consapevolezza.

Allora ne potremo assaporare i molteplici benefici, eccone alcuni: sentirsi più rilassati e sereni, maggior equilibrio, un senso di pace e armonia, una mente più chiara e meno fastidiosa, un corpo più tonico e sano, sensi più svegli, ecc….

Tante sono le tecniche di meditazione, tutte hanno in comune elementi come: il disporsi in uno stato di raccoglimento, il dirigere l’attenzione dentro, l’osservazione di ciò che accade dentro, insomma, lo stare presenti, momento per momento, a se stessi. Tutto ciò facilita la nostra consapevolezza.

Una chiave importante è il respiro, che in molte tradizioni spirituali è chiamato  il ponte tra corpo e anima: porre attenzione al respiro ci consente di aprirci un varco dentro, in quanto esso è l’atto involontario più evidente e facilmente osservabile, coinvolge tutto il corpo, e accompagna ogni istante della nostra esistenza terrena, dall’inizio alla fine. Pertanto, stare col respiro, portare consapevolezza al respiro, è un’esperienza unificante, che ci porta integrazione, e che ci predispone naturalmente a cogliere realtà interiori che prima ci sfuggivano: diventiamo più consapevoli di noi stessi, abbiamo maggior consapevolezza.

Molte tecniche di meditazione inoltre coinvolgono il corpo in esercizi attivi aventi lo scopo di smuovere l’energia bloccata e rimetterla in circolo: possiamo così accedere via via alle parti di noi che normalmente non contattiamo, e ampliare e arricchire progressivamente l’esperienza di noi stessi con maggiore consapevolezza.

La meditazione dunque fa evolvere la nostra attenzione, aiutandoci a sviluppare un’attitudine rilassata e vigile verso noi stessi, grazie alla quale ci sarà più facile diventare consapevoli di dove ci troviamo. Un maestro spirituale disse “la meditazione inizia quando finisce”: intendeva dire che, finita la pratica con cui si intende favorire la meditazione, essa può sbocciare spontaneamente come qualità del nostro essere, favorendo la consapevolezza di noi stessi.
Immagine: elephant ears. di brittanyhock, su Flickr

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Conosci te stesso: la mappa del tesoro

The Most Logical Destination
Bene: abbiamo scelto noi stessi, abbiamo scelto di curarci di noi, di intraprendere un viaggio di consapevolezza per ritrovare noi stessi: il nostro tesoro, il bene più prezioso che abbiamo.

Esiste una mappa in grado di guidarci nella riconquista di noi stessi? Sì, esiste. Questa mappa è scritta nel nostro corpo. E’ impressa in ogni cellula, in una lingua che ci appare sconosciuta, o di cui sembra abbiamo perduto il dizionario. Ne abbiamo perso la consapevolezza. Il corpo reca traccia di ogni istante della nostra storia, sia di questa che di vite passate. E’ un’immensa banca-dati a nostra completa disposizione. A differenza della mente, il corpo non mente mai. Esso rivela la verità in tanti modi: è il veicolo attraverso cui noi sentiamo, ossia percepiamo, e acquistiamo consapevolezza. Continue reading “Conosci te stesso: la mappa del tesoro” »

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Conosci te stesso: come mettere te stesso al centro della tua vita

Innocence Blooming
Dopo aver individuato il primo passo nella ricerca spirituale: partire da se stessi per iniziare il cammino di consapevolezza col piede giusto, vediamo ora in che modo la corretta posizione di partenza può essere sviluppata, così da poter sostenere noi stessi nella ricerca, ossia essere i primi facilitatori di sè.

Riconoscere e affermare la propria necessità di evolvere, comincerà a farci attrarre situazioni-stimolo, che ci richiederanno di metterci in gioco: la ricerca è iniziata, le prime sfide si mostrano, e quella più impegnativa di solito è porre se stessi con consapevolezza al centro della propria vita, ossia mantenere la posizione presa all’inizio del percorso.

Mettere se stessi al centro della propria vita può non sembrare facile con la vita di oggigiorno: impegni presi quando avevamo meno consapevolezza, i “sì”  detti senza essere connessi a se stessi, e le problematiche che ne sono derivate, minacciano di farci desistere….

Tuttavia se il nostro è un autentico desiderio del cuore, non ci fermeremo dinnanzi alle difficoltà. Nessun ostacolo sarà rilevante per noi. L’unica domanda cui abbiamo da rispondere con sincerità è: “voglio o non voglio migliorare me stesso?” “voglio o non voglio compiere un cammino di consapevolezza?”. Ecco perché alcune vie spirituali parlano di “guerriero di Luce”: intendono sottolineare qual’è l’attitudine migliore nell’intraprendere la via verso il massimo bene.

Poniamo che alle suddette domande abbia risposto “sì, lo voglio”, ciò che ci attende è continuare a individuare i propri bisogni, che, in relazione al cammino nuovo che stiamo intraprendendo, possono cambiare anche molto velocemente.

Si ridefinisce così la lista delle priorità: “Dato che ora sono io al centro della mia vita, di cosa ho bisogno?”. Se ce ne prendiamo cura, restiamo sbalorditi nello scoprire quanti falsi bisogni siano stati indotti dagli altri: genitori, partners, amici e colleghi, mass media, pubblicità, ecc….

Trascinati dagli altri, o dagli eventi, quanta energia abbiamo diretto fuori da noi stessi, in pensieri, relazioni e attività quotidiane che ad un certo punto sono diventate alienanti e prive di senso?

Molti disagi fisici e psicologici originano da questo: esserci allontanati, senza consapevolezza, da noi stessi, ed aver ingaggiato la nostra energia in cose che non abbiamo scelto consapevolmente, ma spinti da motivazioni inconsce, e quindi prive di valore per noi.

Con lo spirito indomito del guerriero della Luce che vuol conoscere se stesso, che va verso la consapevolezza. Senza esitazione cominciamo allora a lasciar andare tutto ciò che non ci serve: smetto di occuparmi di ciò che non mi riguarda, perchè non è né mio, né me stesso.

E’ l’inizio del recupero della propria energia.

Con la consapevolezza che si tratta della nostra vita, ci sentiamo motivati e pronti a dire “addio” a cose che non ci interessano più, senza per questo giudicarle negativamente. Hanno fatto parte del nostro quotidiano fino a poco tempo prima, il fatto di essere focalizzati su noi stessi ci permette di lasciarle andare con gratitudine e benevolenza. Se scorgo conflitto, vuol dire che la mia consapevolezza, la mia focalizzazione su me stesso è ancora fragile e necessita di essere rinforzata.

“Conosci te stesso” è la via della consapevolezza. “Che cosa c’è in me?” Il bisogno reale è qualcosa che c’è, perchè posso percepire in me la spinta interiore verso qualcosa che mi fa bene, e automaticamente cesso di dare attenzione a ciò che non c’è, che non mi riguarda in prima persona.

Mantenere il contatto con i bisogni reali, ci fa accettare di compiere un passo alla volta, e ci apre a cogliere un senso intrinseco in ciò. Allora la tazza di tè acquista un sapore tutto nuovo, tutto da scoprire.

I grandi viaggi iniziano sempre con i piccoli passi: quello del “conosci te stesso” è un lungo viaggio, infinito, come infinito è l’essere umano, e sono proprio i piccoli passi di ogni momento presente a rendercelo caro, ricco di senso, e degno di essere vissuto con consapevolezza.
Immagine: Innocence Blooming di bob in swamp, su Flickr

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